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Cabala, Golden Dawn, magia, esoterismo...perchè è vero
 
 
 
 
           
       

 
11 ottobre 2005


...che possiamo seguire per collegare tra loro le rubriche di questo blog, che ha come obiettivo quello di "aprire le porte" ad un numero sempre maggiore di persone di un argomento di solito poco credibile: quello dell'esoterismo.
Questo blog si rivolge a persone normali, per le quali forse i contenuti dei siti classici di Cabala risultano poco accessibili, e che sono curiosi di sapere qualcosa di più su "la moda che segue Madonna la star", e che viceversa aborriscono da ciarlatani, venditori di numeri al lotto, e presunti maghi.
Io per prima ho notato la mancanza in Rete di un mezzo informativo che stia nel mezzo...che informi senza imbonire....senza promettere....senza tradire la fiducia di chi legge e ti dona il suo tempo..senza chiedere soldi...ma che chiede solo....di credere.
Se è vero che non è possibile che sia così facile fare un talismano o un rituale, è altresì vero che queste cose esistono, sono sempre esistite e sempre esisteranno...sono nella natura dell'uomo e in quella di Chi-sta-lassù. 
Chi non crede ad una concezione meccanicistica della vita non può che ammettere che esistano i piani trascendenti....il punto è:

- COSA SONO? (rubrica "I piani sottili")
- PERCHE' TANTA GENTE E' ATTRATTA DA CERTE COSE? (rubrica "Perchè ci sentiamo soli") 
- MA LA MAGIA  E' UN TRUCCO DA PRESTIGIATORI O C'ENTRA QUALCOSA ? (rubrica "La Magia")  
- COME SI ARRIVA AD UN CONTATTO COI PIANI SUPERIORI? (rubriche "Cabala" "Ritualistica" "Alchimia Spirituale")
- CHI ARRIVA A CONTATTARE I PIANI SUPERIORI? (rubrica "Chi è l'Iniziato")
- ESISTE UNA TRADIZIONE ESOTERICA OCCIDENTALE? (rubrica "Golden Dawn")
              
Le informazioni contenute in questo blog non possono che essere "pillole" di esoterismo, ed un piccolo sentiero, tracciato per chi volesse iniziare il cammino...  




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9 ottobre 2005


 
Un rituale è un'azione che l'esoterista fa per produrre un'azione.
L'esoterista visualizza il risultato desiderato nei piani sottili ed invoca i piani superiori per chiedere il loro aiuto alla realizzazione di quanto desiderato anche nei piani materiali.
L'invocazione, se fatta ai piani superiori, altro non è che una preghiera, una preghiera forse un tantino più forte e diretta, chiamando direttamente l'una o l'altra forza Angelica preposta a sovrintendere il campo d'azione interessato.
Può sembrare strano ed incredibile, ma la Cabala, prima che una dottrina pratica, che confina con la Magia, è una teosofia: la sua parte filosofica, quindi, per prima cosa atrribuisce un ruolo a ciascuna delle 22 lettere ebraiche, che per gli Ebrei sono sacre, in quanto rappresentano i singoli passi da quando Dio ha pensato alla Creazione a quando l'ha realizzata.
In secondo luogo, la Cabala ci illustra le corrispondenze ed i simbolismi delle Sefire, ci elenca e dettaglia le schiere Angeliche, e molte altre cose.         
E' un rituale quello che si fa per allontanare energie negative, riavvicinare una coppia, 
ma anche un rituale di consacrazione di un talismano Salomonico lo è .

I talismani sono oggetti che possono essere di qualsiasi specie come per esempio un anello, una pietra o un pezzo di pergamena su cui sono tracciati simboli sacri ai quali da secoli vengono attribuite proprietà magiche, buone o cattive, a seconda dell'intenzione che ci spinge a tracciarlo. Più specificatamente l'etimologia della parola talismano deriva dal greco Telesma che significa rito religioso. E' infatti mediante un rituale ben preciso che viene costruito un talismano, tenendo conto (a seconda del lavoro che dovrà compiere) degli influssi dei pianeti, del giorno in cui vengono costruiti, scegliendo accuratamente i metalli e i segni cabalistici più adatti per creare quella personale raffigurazione simbolica che si vuol ricreare mentre, un amuleto, ha caratteristiche più semplici come la succitata zampa di coniglio, il soldo bucato, un chiodo arrugginito ecc... Sono praticamente oggetti di uso comune a cui vengono attribuite capacità protettive o cariche di fortuna.    

All'interno della Cabala c'è lo Shemhamphorash (nome diviso), una "raccolta" dei nomi degli angeli che affiancano Dio nelle sue azioni.
Questi nomi si ottengono combinando in una particolare maniera i versi (19,20,21) che si
trovano in Esodo XIV.

E' possibile, attraverso determinati calcoli partendo dalla propria data di nascita, individuare il proprio Angelo, e pregarlo. 
La Preghiera è molto più efficace se mentre si prega si ha con sè il proprio Talismano Angelico, disegnato con il versetto del Salmo di Davide proprio di quell'Angelo, e con il simbolo di quell'Angelo, insieme ai dati della persona per cui si sta realizzando il talismano.
Dopo aver ultimato il Talismano, nelle ore magiche, è necessario consacrarlo attraverso un Rituale, affinchè proprio quell'Angelo vada ad "attivare" il Talismano, impregnandolo della sua energia benefica.

Come potete vedere, quindi, ci sono tantissimi Rituali, e molto diversi tra di loro.
La parola Rituale, in sè, non deve assolutamente far venire in mente subito qualcosa di legato
al "lato oscuro della forza", ad entità sataniche o comunque a qualcosa di negativo.

Ripeto: la Santa Messa è un Rituale, la Preghiera è un Rituale...
  
 

 
 




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9 ottobre 2005


Una Breve Panoramica del Primo Ordine
(Gradi dell'Ordine Esterno)

Insegnamenti, Meditazioni, Riti, Cerimonie ed Invocazioni

per ogni Grado

Il Corso di Studi Ermetici prosposto nei primi Gradi dell'Ordine Esterno è molto impegnativo. La pratica costante e perseverante consentirà di scoprire ed investigare le realtà della nostra natura spirituale.

Il materiale di seguito elencato è in formato ridotto, ma un attento osservatore potrà notare la sua complessità nonché la grande quantità di tempo e di impegno richiesto per portarlo a compimento.

Il Primo Ordine è costituito dai gradi da Neofita a Philosophus e si sviluppa avendo come riferimento l’Albero Cabalistico della Vita.

Il grado di Neofita è un periodo di noviziato e non è in relazione ad alcuna Sephirah delll'Albero della Vita.  Chi ricopre questo grado è considerato un membro dell'Ordine, ma non ancora un Iniziato completo.

I gradi che vanno da Zelator a Philosophus sono conosciuti come Gradi Elementari, ed ognuno è attribuito ad uno dei quattro elementi (Fuoco, Acqua, Aria, Terra). L'avanzamento nei gradi del Primo Ordine è studiato per esporre l'iniziato ai quattro principi elementari della natura. Ancora più importante, in questi gradi lo studente impara a riconoscere e bilanciare i quattro elementi che esistono all'interno della sua conformazione psicologica. Il motivo "guida" dell'intero Primo Ordine potrebbe essere facilmente reso con "impara ad equilibrare."

Tra i gradi di Philosophus ed Adeptus Minor vi è il "Portale", una cerimonia d'iniziazione aggiuntiva che non è   posta in relazioone ad alcuna Sephirah sull'Albero della Vita ma al Velo, al Paroketh, che nasconde Tiphareth, poichè il "Portale" non è propriamente un grado ma è, in realtà, un periodo di noviziato tra il Primo ed il Secondo Ordine. Il Portale è attribuito al quinto elemento dello Spirito, che raggruppa e completa gli altri quattro Elementi. E' anche un periodo di incubazione: l'iniziato che ha bilanciato i quattro Elementi all'interno della psiche, si sottopone ad un intervallo simbolico di gestazione prima di "nascere" come Adepto del Secondo Ordine.

Il Secondo Ordine è costituito dei gradi da Adeptus Minor ad Adeptus Exemptus. E' all'interno del Secondo ordine che l'Iniziato comincia la pratica della Magia Cerimoniale. Questo perché il Primo Ordine è fondamentalmente una scuola in cui vengono insegnate le fondamenta della Magia e non la sua pratica. E' d'importanza cruciale che lo studente del Primo Ordine bilanci gli elementi psichici prima di procedere con un lavoro avanzato. Questa è una delle precauzioni presenti nel sistema della Golden Dawn, inserite saggiamente da Mathers e Westcott poiché coloro che imparano a volare prima di camminare spesso atterrano in malo modo. In Magia, coloro che trascurano le precauzioni del Sistema spesso sono preda di manie ed inflazione dell'ego. Le persone di questo tipo di solito sviluppano quello che si può definire “Complesso del Messia" : si auto-proclamano Maghi dell'Universo, Nuovi Profeti del Millenio, Nuovi Re d'Israele, ecc.

Il Secondo Ordine guida ed impartisce gli insegnamenti del Primo Ordine, ed è allo stesso modo guidato ed istruito dal Terzo Ordine.

Il Terzo Ordine, costituito dai gradi da Magister Templi a Ipsissimus, è formato da esseri non fisici che sono i Guardiani dell'intera Corrente rappresentata dalla Golden Dawn. Non è possibile ad un Adepto in vita conseguire questi gradi Superiori dal momento che ciò comporta l'attraversamento dell'Abisso. Il Primo e Secondo Ordine sono governati da tre Officianti Capi.  Essi sono l'Imperator, il Praemonstrator, ed il Cancellarius, assegnati rispettivamente alle sfere di Geburah, Chesed, e Tiphareth.

I gradi della Golden Dawn corrispondono alle Sephiroth dell'Albero della Vita Cabalistico. Questi gradi sono suddivisi in tre gruppi distinti conosciuti come Primo, Secondo e Terzo Ordine. La lista dei Primi Gradi (o Gradi Esterni) è la seguente:

Vi sono sei gradi nell'ordine esterno:

Gradi simboleggiati da Sephirah, Elementi, Pianeti

Grado Simboleggiato da Sephirah Elemento Pianeta
Neofita 0=0 ------- ------- ------ ------
Zelator 1=10 Malkuth Terra Terra
Theoricus 2=9 Yesod Aria Luna
Practicus 3=8 Hod Acqua Mercurio
Philosophus 4=7 Netzach Fuoco Venere
Portale ------- ------- Spirito -------

 


0 = 0

Grado di Neofita

Neofita: è un grado introduttivo e di noviziato. L'aspirante impara i termini ed il simbolismo della Magia Cerimoniale. Viene inoltre introdotto all'utilizzo dell'energia trasmutatrice. In questo grado viene concesso all'ego una possibilità per utilizzare le sue difese contro il cambiamento. Se ci si deve ritirare, è il momento giusto per farlo, prima che il processo di trasformazione diventi inarrestabile. L'aspirante è messo alla prova per vedere se è preparato ed un'evoluzione accellerata.

Il lavoro rituale quotidiano, da questo momento in poi, deve essere intrapreso con completa devozione. Lo studente non dovrebbe mai mancare una performance. Si dovrebbe stabilire una buona routine, in modo da poter superare la resistenza quando le cose iniziano a diventare difficili - e lo diventeranno. Potrai ritrovarti ad accampare ogni genere di scusa, molte delle quali assolutamente ragionevoli, per non eseguire il tuo lavoro magico. Ma è necessario eseguirlo in ogni caso. Vi saranno volte in cui ti sforzerai ad eseguire un Rituale e lo eseguirai senza ispirazione. Ma dovrai cercare di vincere ogni resistenza. Mancare un esercizio significa consolidare la falsa autorità dell'ego.

Per quanto riguara il resto del Lavoro, come i diagrammi e lo studio, è meglio farlo un poco al giorno, anche se ciò significasse tracciare una sola lettera ebraica su un diagramma come compito quotidiano. Lunghe pause dai tuoi studi non fanno altro che incoraggiare la pigrizia e privano la nuova coscienza che sta sorgendo un sostegno su cui mantenersi. Una nuova consapevolezza è stata sollecitata dai Riti e questa richiede un nuovo genere di vocabolario ed un nuovo modo sistematico di vedere il mondo. Ciò significa studio ed istruzione protratto nel tempo, oltre all'esecuzione degli esercizi spirituali.

Riti e Rituali per Grado

0 = 0

Grado di Neofita

1. Il Quadruplice Respiro

2. La Croce Cabalistica

3. Il Rituale Minore del Bando del Pentagramma (LBRP)

4. Il Pilastro Mediano

5. Adorazione del Signore dell'Universo

6. Kheperu Nu Ra

7. Il Berakah

8. Il Rito dell'Equilibrio Elementare

9. Esercizio per la Consapevolezza Corporea

10. Esercizio per la Consapevolezza Extra-Sensoriale

Meditazioni consigliate:
'Gli Stendardi', 'Una meditazione sulle Colonne', 'Una mediatazione sulla Veste a forma di Tau' dalle Meditazioni del Neofita contenute in "Ritual Use of Magical Tools" dei Cicero sono vivamente consigliate.


1 = 10

Grado di Zelator

Zelator: è il primo dei Gradi Elementari e corrisponde alla materia solida, al mondo materiale ed alla Terra. Casa, denaro, professione, salute, ed altre questioni fisiche vengono trattate in questo grado. L'attenzione è diretta al corpo fisico ed alla vita materiale. Nel tempo in cui trascorre tale grado, lo studente percepirà di essere tagliato fuori dalla società in cui vive, se ciò non è già avvenuto. Questo è normale.

Lo studente, avendo completato il suo periodo di prova nel grado del Neofita, è pronto a proseguire nel processo dei Gradi Elementari. Il primo passo è il Grado che corrisponde alla Terra, rappresentato dalla Sfera inferiore dell'albero della Vita, Malkuth. Qui, nel Grado di Zelator, lo studente entra in contatto e costruisce le forze del mondo fisico nella sua Aura.

Il Rituale Minore del Bando del Pentagramma ha avuto lo scopo nascosto di sottrarlo all'influenza delle forze Elementari. A questo punto, lo studente può iniziare a sperimentare i componenti del suo essere uno per volta, in isolamento controllato. Nello Zelator iniziamo a richiamare gli aspetti Terra, separandoli da tutti gli altri Elementi.

Gli esercizi di questo grado richiamano la nostra attenzione ai problemi dell'esistenza fisica. Ciò può anche portare alla distruzione della nostra vita personale, innalzando od esaurendo la nostra energia individuale, tagliandoci fuori dalla mentalità tribale dei nostri pari, e causando delle trasformazioni nell'alimentazione e nella carriera. Lo studente farebbe molto bene a sviluppare il suo "osservatore", notando attentamente cosa sta accadendo nella sua vita, nelle sue sensazioni, sentimenti, pensieri. Quello che è più importante in questo grado è prestare grande attenzione alle sensazioni del nostro corpo ed all'ambiente fisico.

Qualsiasi difficoltà sorga, lo studente sagace troverà conforto nel considerare i cambiamenti come necessari e come prove che l'attività rituale Elementare è all'opera.

Un importante considerazione riguardo i Gradi Elementari: quando li inizi, devi essere sicuro di avere la risoluzione per portarli a termine. Essi esagereranno aspetti della tua natura inferiore che corrisponde all'Elemento del Grado in cui ti trovi. Fermarsi nel mezzo del processo può determinare la sensazione di essere intrappolato tra due mondi, tra il sonno e la veglia. I Gradi Elementari ti portano fuori dal tuo equilibrio fino a che sei in gado di completarli, quindi rimettono in ordine quello che hai acquisito.

Il tuo lavoro rituale quotidiano nei Gradi Elementari assumerà ora un particolare formato. Inizi con il bando come prima, poi invochi l'Elemento del Grado in cui sei, lavorando in modo specializzato con quel livello d'esistenza, e quindi termini bandendo nuovamente. Questo manterrà il tuo lavoro ben isolato.

Dal momento che l'Ordine Esterno è in un certo senso contenuto all'interno della Sephirah di Malkuth, l'elemento con cui lavoriamo veramente quì è la Terra di Malkuth. Così vi è un solo fondamentale Pentagramma d'Invocazione utilizzato in tutti gli Elementi.

Zelator

1. Rituale Minore d'Invocazione del Pentagramma (LIRP)

2. Il Rituale del Pentagramma d'Invocazione della Terra

3. Esercizio di Rilassamento

4. Esercizio del Quadruplice Respiro per lo Zelator

5. Una Meditazione per lo Zelator

6. Una Meditazione sui Quattro Mondi Cabalistici

7. Meditazione con l'Arcangelo Auriel

8. Invocazioni: "Un' Invocazione dell'Elemento Terra"

9. "Visione" e "Lavoro sui Sentieri": "Una Visualizzazione Guidata in Malkuth"


Theoricus

Questo grado corrisponde all'Elemento Aria, ed anche al regno della mente razionale, dell'ego e della vita sociale. L'attenzione è rivolta verso pensieri, credenze, e comportamenti automatici. Quì può sopraggiungere un'elevazione dei sensi e la sensazione che il mondo materiale sia solo una stanza nella casa cosmica in cui viviamo.

1. Il Rituale del Pentagramma d'Invocazione dell'Aria

2. Meditazione con l'Arcangelo Raphael

2. Meditazione per il Theoricus

3. Esercizio di Respirazione Ritmica

4. Esercizio del Respiro Purificante

5. Esercizio di Consapevolezza Mentale

6. Esercizio di Consapevolezza nel Parlare

7. Tarocchi: "Un Semplice Esercizio di Divinazione con le Carte"

8. Meditazione: "Una Meditazione sulle Parti dell'Anima"

9. "Un Viaggio nel 32° Sentiero di TAU"

10. Invocazioni: "Un Invocazione dell'Elemento Aria"

11. "Visione" e "Lavoro sui Sentieri: "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Tau", "Una Visualizzazione Guidata in Yesod"

(NOTA: Ricorda che lo Zelator può inoltre eseguire i rituali del Neofita, il Theoricus quelli del Neofita e dello Zelator, e così via)


Practicus

Questo grado corrisponde all'Elemento Acqua, all'emozione, ed agli strumenti con cui si pratica la magia. L'attenzione è rivolta agli abili mezzi per ottenere risultati nella propria vita. Nel tempo che intercorre nel grado, lo studente può acquisire una certa comprensione del potere della perseveranza inerente all'Acqua. L'inesorabilità dell'acqua, che fluisce dove c'è bisogno senza sforzo, è un potere che appartiene/proviene dal Quadruplice Respiro per il Practicus

1. Il Rituale del Pentagramma d'Invocazione dell'Acqua

2. Meditazione con l'Arcangelo Gabriel

3. Meditazione per il Practicus

4. Esercizio di Rilassamento: "Concentrazione e Mantra"

5. Sviluppo Psichico: "Esercizi I II III"

6. Invocazione del Practicus: "Un'Invocazione dell'Elemento Acqua"

7. "Visione" e "Lavoro sui Sentieri": "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Resh", "Una Visualizzazione Guidata in Hod"


Philosophus

L'ultimo dei gradi Elementali corrisponde al Fuoco. Potere e passione vengono qui messi in risalto. La spinta ad avere successo e ad attirare le cose che accadono nella vita. Nasce anche la tentazione di abbandonare la pratica occulta e di rimanere in questo stato.

1. Il Rituale del Pentagramma d'Invocazione del Fuoco

2. Meditazione con l'Arcangelo Michael

2. Esercizo del Quadruplice Respiro per il Philosophus

3. Meditazione per il Philosophus (Triangolo del Fuoco)

4. Esercizio di Devozione

5. Esercizio della Terra Sacra

6. Invocazione del Philosophus: "Un'Invocazione dell'Elemento Fuoco"

7. "Visione" e "Lavoro sui Sentieri": "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Qoph", "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Tzaddi", "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Peh", "Una Visualizzazione Guidata in Netzach"


Il Portale

Questo grado riassume e combina le esperienze dei gradi Elementali. Corrisponde al quinto Elemento, lo Spirito o etere. Il processo di analisi che ha avuto luogo nei gradi Elementali è rovesciato, ed i componenti del proprio essere vengono ricombinati per essere offerti in sacrificio all'Io Superiore.

1. Rituale Supremo d'Invocazione del Pentagramma

2. Rituale Supremo di Bando del Pentagramma

3. Rituale di Bando Minore dell'Esagramma

4. L'Apertura della Torre di Guardia

5. Il Rituale della Rosa Croce

6. Il Rito di Auto-Purificazione

7. Il Rito di Auto-Consacrazione

8. Il Rito di Auto-Consacrazione attraverso lo Zolfo

9. Il Rito di Auto-Consacrazione attraverso il Sale

10. Esercizio del Quadruplice Respiro per il Portale

11. Meditazione per il Portale (varie forme della croce)

12. Esercizio di Regressione

13. Esercizio per lo Sviluppo della Volontà

14. Esercizio della Pratica della Divina Essenza

15. Meditazioni: "Una Visualizzazione Guidata per il Grado del Portale"

16. "Skrying" e "Pathworking": "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Samekh", "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Ayin", "Una Visualizzazione Guidata nel Sentiero di Nun"

17. Una Semplice Meditazione sui Lamen del Portale

Come già detto, il curriculum offerto non è semplice. Praticato con successo, rivela gradulamente la realtà della nostra natura spirituale. La sterile abitudine di sviluppare una felicità che dipende dalle circostanze verrà messa seriamente alla prova.

Non vi è niente di speciale nel materiale presentato. Tutto quello di cui un adepto ha bisogno per avere successo, in qualsiasi tradizione, è stato pubblicato già da tempo. Il trucco per riuscire nella trasformazione non verrà trovato nel materiale inedito e segreto, nè in bizzarri rituali d'iniziazione in unTempio di una qualsiasi Loggia. I segreti della trasformazione sono il tempo necessario e la perseveranza.  Quì presentati vi sono rituali, meditazioni ed esercizi che devono essere eseguiti in modo esclusivo, abbandonando qualsiasi altro lavoro spirituale. Se lo studente ha altri interessi, può solo leggere qualcosa al riguardo. La pratica deve venire limitata soltanto a rituali, esercizi, e meditazioni del lavoro del grado. Gli studenti che sono veramente esclusivi nel loro lavoro e passano attraverso questo processo in modo puro e consapevole, scopriranno che il lavoro avanzato che avevano visto o eseguito in precedenza non è veramente quello che sembra essere.


Golden Dawn Cross and Triangle artwork is copyright © by The Hermetic Order of the Golden Dawn ®, Used by permission. All rights reserved.

Copyright © by The Sanctuary of Maat Order of the Golden Dawn All Right Reserved.

PUBBLICATO PER CONCESSIONE DELL'AUTORE DEL SITO - www.magia-rituale.com  








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9 ottobre 2005


Fondamenti di Base

 

Si pubblicano questi concetti di base sia per dare un’idea della Tradizione sia per dare elementi di merito affinché tutti possano facilmente verificare la validità di ogni persona o gruppo che si dichiara di operare all’interno della Tradizione della Golden Dawn.

 Fondamenti di base.

 La Tradizione della Golden Dawn non è una religione né un sistema religioso. Piuttosto è un metodo di sviluppo spirituale simile a quello della Grande Tradizione Asiatica. I magisti della Golden Dawn usano rituali, meditazioni ed esercizi, paragonabili a quelli yoga,  per lo sviluppo del proprio potenziale psichico. Inoltre, come gli antichi Gnostici, i cui insegnamenti formano una delle radici della Tradizione, gli adepti della Golden Dawn  non “credono ciecamente” ma, piuttosto, vogliono conoscere e sperimentare.

 Questo punto di vista conduce ad un atteggiamento che molti al di fuori della Tradizione trovano  disorientante. Non è inusuale, infatti, trovare nel Lavoro rituale un uso di simboli egiziani, ebraici e cristiani. Dal punto di vista della Tradizione i simboli rappresentano un linguaggio. In pratica sono considerati come veicoli che conducono informazioni facendole penetrare nella parte più profonda del proprio Sé. Così come il linguaggio e l’atteggiamento del corpo rappresentano metodi di comunicazione verso l’Esterno, i simboli ed il rituale rappresentano un metodo di comunicazione verso l’Interno. E’ importante il contenuto e l’uso del simbolo piuttosto che la sua forma esteriore.

 Poiché la “fede cieca” non è un punto cardine della Tradizione della Golden Dawn è piuttosto difficile descrivere in cosa un magista della Golden Dawn crede, soprattutto perché non c’è nulla  di specifico in cui un Adepto “deve credere” per seguire il sistema della Golden Dawn.

Tuttavia un Adepto della G.D. adora il Signore dell’Universo come tale e non come un’entità astratta o indefinita. Tutti i Lavori Rituali vengono aperti e chiusi con l’Adorazione al Tetragrammaton Signore dell’Universo.

Ad ogni buon conto l’attività principale del magista è di studiare, praticare e tramandare il Metodo Tradizionale di sviluppo spirituale.

Ruolo degli Officianti.

 Non esistono “sacerdoti” né esiste qualcosa di simile nella Tradizione della Golden Dawn. Sebbene esistono degli Officianti per espletare le funzioni nel Tempio questi cambiano ad ogni equinozio ed assumono la funzione di competenza in base al loro progresso spirituale. Gli Adepti che hanno ricevuto il grado di Adeptus Minor possono svolgere la funzione di Iniziatore, in base alla loro esperienza, o presiedere altri Lavori Rituali.  Tuttavia sebbene il Lavoro nel Tempio rappresenta un momento di confronto, di fratellanza  e di Lavoro comune ogni Adepto sa bene che deve affrontare il Lavoro più importante di sgrossare la pietra grezza in solitudine. Solo così la pietra scartata dai costruttori diventerà Pietra Angolare.

 Organizzazione

 Sebbene molti Adepti della Tradizione della Golden Dawn svolgono Lavori in solitudine, l’intero corpus dottrinale e rituale è modellato per Lavorare in gruppo. Inizialmente ogni gruppo/Tempio era autorizzato ai Lavori dal Tempio Madre in Londra. Attualmente i Templi sono formati da gruppi di Adepti che tramandano la Tradizione in spirito di fratellanza.

 L’organizzazione prevede una serie di Gradi che si svolgono lungo le attribuzioni dell’Albero Cabalistico della Vita. Ogni Grado prevede una Iniziazione, un curriculum di Studi ed un esame finale.

Ordine Esterno o Golden Dawn

- Neophita 0 = 0        
1 Zelator   1 = 10     Malkuth Il Regno Terra
2 Theoricus 2 =  9    Yesod Fondamento Aria
3 Praticus   3 =  8    Hod Splendore Acqua
4 Philosophus 4 =  7    Netzach Vittoria Fuoco

Ordine Interno Rosa+Croce della Rosa Rossa e della Croce d’Oro

- Portale

 

Paroketh Velo
5 Adeptus Minor

5=6

Thiphareth Armonia - Equilibrio
6 Adeptus Major

6=5

Geburah Potenza
7 Adeptus Exemptus

7=4 

Chesed Misericordia

 Terzo Ordine

8 Magister Templi 8=3 Binah Comprensione
9 Magus 9=2 Chokmah Saggezza
10 Ipsissimus 10=1 Keter La Corona - Spirito

 I gradi di Adeptus prevedono dei sottogradi. I tre Gradi superiori non sono operativi ma simbolici e, a volte, amministrativi.

 I Templi della Golden Dawn sono guidati da tre Capi che sono le persone più esperte ed avanzate. Tuttavia le responsabilità delle Iniziazioni o dei vari Lavori Rituali è devoluta allo Hierophante, un Adeptus Minor che occupa l’Ufficio di Hierophante per sei mesi. La carica di Hierophante, così come quella degli altri Officianti nel Tempio, dura un semestre, da equinozio ad equinozio.

Festività

 La Tradizione della Golden Dawn prevede alcune celebrazioni stagionali. Oltre agli Equinozi di Primavera ed Autunno esiste anche il “Giorno C.”, che cade otto settimane dopo Pasqua.  Le Cerimonie degli Equinozi, simboli dell’Equilibrio e della Via Mediana, uniscono tutti i Templi e tutti gli Adepti tra loro e con la Terra ed il Sole nella loro importante configurazione astronomica. Durante queste Cerimonie tutti i vecchi Officianti cedono il posto ai nuovi che si insediano mediante una suggestiva Cerimonia.

Il “Giorno C.” è un evento prettamente Rosa+Croce e si svolge nella Volta degli Adepti che è la ricostruzione  della Tomba di Cristiano Rosacroce.  La Volta degli Adepti è anche il luogo dove viene svolta la Cerimonia di Iniziazione per i nuovi Adepti Minores.

Condotta e Comportamento

 Durante le Iniziazioni ogni candidato promette di studiare, praticare e tramandare gli Insegnamenti ed i Riti, di cooperare con gli altri membri e gli altri Templi. Promette di avere rapporti buoni e amichevoli con tutti e di portare reverenza verso tutte le religioni. Ecco un breve estratto degli insegnamenti : “Apprendi che il Vero Equilibrio è la base dell’Anima.  Non essere precipitoso nel condannare i peccati degli altri. Come puoi sapere se al posto loro avresti resistito alla tentazione ? Ed anche se così fosse perché disprezzare chi è più debole di te ? Perdona il peccatore ma non incoraggiare il peccato così come il Maestro perdonò l’adultera esortandola a non peccare più.  Non adorare né trascurare il corpo fisico che è il tuo legame con il mondo. Fai in modo che il tuo equilibrio mentale sia superiore ai turbamenti causati dagli eventi materiali. Fa del bene per amore di Dio e non per ottenere gratitudine o simpatia. La Vera Preghiera è azione quanto la Parola. Non bestemmiare il Nome con cui un altro conosce il suo Dio. Chiedete a Dio e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate e voi sarà aperto.”

Poiché tutti gli insegnamenti e lo obbligazioni sono stati pubblicati da Israel Regardie nella quadrilogia “La Magia della Golden Dawn”, tutti possono facilmente verificare la validità di una persona o un gruppo che si dichiara di operare all’interno della Tradizione della Golden Dawn.

Rapporti con le varie confessioni religiose

 Poiché la Golden Dawn non è una religione, la libertà di aderire ad una religione è devoluta alle scelte personali di ogni membro. Inizialmente i membri della Golden Dawn furono quasi esclusivamente Maestri Massoni, Ebrei, Protestanti e Cattolici. Non mancarono rabbini, reverendi e sacerdoti. Tuttavia  non è raro incontrare appartenenti al Buddismo o anche Sufi.

 

I Membri Storici

Molti membri storici furono scrittori, poeti e premi Nobel per la letteratura. In futuro verrà stilato un elenco di tali personalità.

PUBBLICATO PER CONCESSIONE DELL'AUTORE DEL SITO - www.magia-rituale.com




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9 ottobre 2005


Breve Storia della Golden Dawn


Il corpo dottrinario alla base della Magia Rituale Occidentale è contemporaneamente una fusione ed una sintesi del pensiero mistico, magico e religioso manifestato durante i secoli dagli uomini di tutte le parti del pianeta.

I Grimori, testi pratici di magia, cioè del complesso dei metodi per entrare in contatto con forze extraterrene, esistevano sicuramente già in Egitto, in Caldea, in Mesopotamia. Quelli sopravvissuti sino ai nostri tempi circolavano in forma stampata già dal 1200.

Ma è dal 1614 che qualcosa di nuovo sembra affacciarsi sul panorama europeo. La Confraternita della Rosacroce a partire da quella data fece sentire la propria presenza con tre opuscoli:

- nel 1614 Fama Fraternitatis ovvero "L’illustre Ordine di R.C. ai governanti, agli Stati ed ai dotti di Europa" apparve a Kassel;

- nel 1615 Confessio Fraternitatis ovvero "Credo dell’esimia Confraternita dell’illustrissimo Rosenkreutz indirizzato ai dotti di Europa" apparve a Francoforte;

- nel 1616 Le Nozze chimiche di Cristiano Rosacroce: Anno 1459, sottotitolo: "Gli arcani svelati vengono sviliti: e quello che è profanato distrugge la grazia. Quindi: non gettate le perle ai porci, e non preparate un letto di rose ad un asino". Apparve a Strasburgo.

Chi scrisse quegli opuscoli e se ci fosse una organizzazione che orchestrò le pubblicazioni non è dato saperlo. Ad ogni modo non è importante. E’ importante che moltissimi gruppi rimasero influenzati dal pensiero dei Rosacroce, e tra questi la Massoneria. Proprio nella Massoneria troviamo che alcuni gradi sono pregni del simbolismo della Rosacroce. Ed è dalle file dei Maestri Massonici che troviamo in Germania, alla fine del diciottesimo secolo, i membri della Societas rosae et aurae Crucis.

Nel 1865 venne fondata la Societas Rosicruciana in Anglia. I membri ancora una volta sono tutti Maestri Massoni e i rituali sembrano derivare da alcuni vecchi manoscritti forse proprio con origine nella citata Societas rosae et aurae Crucis. Ed è proprio all’interno della S.R.I.A. che viene fondato l’Ordine Ermetico della Golden Dawn. E' inutile sottolineare che l’origine dell’Ordine è oscura e controversa. I quattro fondatori sono stati il reverendo Woodford, Wynn Westcott ( frater Non Omnis Moriar), McGregor Mathers ( frater Deo Duce Comite Ferro) e il dottor W. Woodman ( frater Vincit Omnia Veritas).

Il reverendo Woodford trovò alcuni manoscritti cifrati e li consegnò per la decifrazione e traduzione a Westcott. Mathers e Woodman parteciparono alacremente alla scrittura dei Rituali in accordo con le indicazioni del manoscritto. Dalla traduzione spuntò il nome e l’indirizzo di una iniziata tedesca, Soror Sapiens Dominatibur Astris, al secolo Anna Sprengel di Norimberga. Con quest’ultima cominciò una fitta corrispondenza che sfociò con la consegna da parte tedesca di credenziali per la costituzione di un Tempio della Golden Dawn nel quale erano funzionanti i cinque gradi ed i relativi Rituali descritti nel manoscritto.

Londra nel 1888 ebbe la fortuna di assistere all’istituzione del Tempio di Iside–Urania. A tale primo Tempio molti altri se ne aggiunsero presto sia a Londra che nel resto d’Europa: in Francia, a Parigi non posso non citare il Tempio di Ahathoor. A differenza delle Logge Massoniche all’interno di questi Templi le donne venivano non solo accettate ma considerate in tutto alla pari con gli uomini.

Dei membri fondatori, Woodford morì poco dopo la scoperta dei manoscritti, Woodman passò a miglior vita nel 1891 e mentre Westcott, profondo conoscitore del Sepher Yetzirah e del sistema enochiano, rimase nella sua carica di Mago Supremo nella S.R.I.A., Mathers prese la direzione del nuovo Ordine Ermetico. Nel 1891 si conclude il periodo della rivelazione di Soror S.D.A. e, un Adepto dell’europa Continentale , frater Lux e Tenebris passa a Mathers i rituali necessari per stabilire un Ordine Interno, un Secondo Ordine: l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro. Sulla base delle rivelazioni fornite fu stabilita anche una "Cripta degli Adepti" che divenendo l’organismo guida dei Templi della Golden Dawn sanciva ormai anche l’autonomia dalla S.R.I.A.

Ecco l’elenco dei Templi di fine ottocento:

Tempio - Nome - Località
N°1 Licht, Liebe und Leben Norimberga
N°2 HermAnubis Liege
N°3 Iside - Urania Londra, 1888
N°4 Osiride Weston Super Mare, 1888
N°5 Horus Bradford, 1888
N°6 Amon - Ra Edimburgo, 1894 diretto da Brodie Innes
N°7 Ahathoorr Parigi, 1894 diretto da MacGregor Mathers
N°8 Ihme Boston, 1895
N°9 Themis Filadelfia, 1895
N°10 Thot - Ermes Chicago, 1895 N°11 Alpha Omega Londra, 1900

Per una decina di anni tutto andò per il meglio poi ci furono divisioni all’interno dei diversi gruppi. Il tutto cominciò, nel 1899, tra gli Adepti Minores dei Templi Iside - Urania e di Amon – Ra. I motivi delle incomprensioni si possono così riassumere:

- il desiderio degli Adepti di instaurare rapporti con i Capi Segreti del Terzo Ordine senza l’intermediazione di MacGregor Mathers;

- l’iniziazione di Aleister Crowley presso il Tempio Ahathoorr di Parigi, da parte di Mathers, che non tenne conto del rifiuto degli iniziati dei Templi londinesi e delle motivazioni da loro addotte contro Crowley.

Alcuni Templi restarono fedeli a Mac Gregor Mathers, i Templi "regolari", altri si dissociarono e fondarono degli Ordini alternativi. Uno scandalo relativo ad una falsa Golden Dawn, fondata da una certa Madame Horos, che ebbe anche problemi con la legge, indusse tuttavia i Templi, sia regolari che non, a cambiare nome per evitare strumentalizzazioni.

E fu all’inizio del 1900 che i membri londinesi, diretti dal dottor Felkin, fondarono il Tempio scissionario di Amon a Londra e cambiarono il nome dell’Ordine da Golden Dawn a Stella Mattutina che ebbe anche diramazioni in Nuova Zelanda.

Il Tempio di Edimburgo invece, diretto da J.W. Brodie Innes, si riavvicinava a Mathers, considerava la rivolta eccessiva ed immotivata e accettava Mathers come legittimo capo della Golden Dawn. Il nome dell’Ordine fu mutato in Alpha et Omega e mentre Brodie Innes ebbe la direzione dei Templi inglesi e scozzesi Mathers si concentrò sul Tempio parigino e sugli Adepti americani.

Nel 1907, Aleister Crowley fondò l’Astrum Argentinum alterando in vario modo gli insegnamenti della Golden Dawn.

Dai Templi regolari abbiamo i seguenti Ordini:

Dal n° 5 : Order of Light, Bradford, 1902
Dal n° 6 : Alpha et Omega, Edimburgo e Londra 1913 Cromlech Temple (Ordine Solare) Edimburgo e Londra 1913
Dal n° 7 : Aplha et Omega, Londra 1919
Dal n° 10 : School of ageless wisdom, USA 1920 Builder of Adytum, Los Angeles 1950
Dal n° 11 : Egyptian Lodge, Londra 1907

Dai Templi che non rimasero fedeli a Mac Gregor Mathers abbiamo:

Dal n° 3 :

1) Stella Mattutina, Londra 1900, diretto dal Dottor Felkin:
- Smaragdum Thalasses, Nuova Zelanda 1912
- Hermes Lodge, Bristol 1916
- Hermanoubis Temple, Bristol 1930
- Isis Urania Temple, Londra 1959
- Secret Lodge in London, Londra 1916
- Merlin Lodge, Londra 1916
- Guild of San Raphael, Londra 1916
- Hermetic Order of the Sacred Word, Londra 1967

2) Holy Order of the Golden Dawn diretto da Waite, Londra 1903:
- Shrine of Wisdom, Londra 1916
- Universal Order, Londra 1935
- Fellowship of the true Rosycross, Londra 1916
- Order of Cohinerence, Londra 1935
- Nuada Temple, Londra 1916
- Order of the cubic stone, Wolverhampton 1965
- Nuada Temple, Londra 1916

3) Lamp of invisible light, 1904 diretto da A.Crowley, Mexico City 1904:
- Argenteum Astrum, Londra 1907

In conclusione di questa breve indagine storica posso solo dire che, a parte le varie vicessitudini dell'Ordine, il sistema magico in esso insegnato è valido ed efficace, tuttora più che efficiente, rappresenta la più meravigliosa sintesi del pensiero esoterico e mistico di tutti i tempi e nessuno che abbia studiato a fondo e provato il suo Sistema lo può negare.  

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9 ottobre 2005


Qui esaminiamo il rapporto tra la Torah, uno dei  libri più importanti di tutta la religione ebraica, e la Magia.
Parliamo di religione ebraica in quanto la Cabala è la parte mistica della religione ebraica. 
Mai come nella Cabala il confine tra Religione e Magia è sottile...ma in fondo, anche la Messa cattolica non è un rituale di Magia Bianca, che culmina con la consacrazione dell'Ostia?
Purtroppo il problema nell'usare certe terminologie nasce dal fatto che di Magia e Rituali ne hanno parlato molti ciarlatani...troppi.

Il gesto magico

Uno degli elementi distintivi e rivoluzionari della Bibbia è, accanto al rifiuto dell'idolatria o dei falsi dei, l'opposizione radicale a ogni forma di magia «ritualizzata» (la divinazione, l'interrogazione dei morti ecc.); ma dalle pagine della Bibbia e in particolare della letteratura profetica emerge anche l'invito fondamentale a non trasformare la vita religiosa in un esercizio formale e automatico, in «una cosa fatta per pura abitudine».

Il pensiero dei maestri

Nella Mishnà il mago è così definito: «È mago, e quindi colpevole, colui che compie un'azione concretamente, non lo è l'illusionista, che fa solo finta di compierla» (Mishnà, Sanhedrin 7:11). La condizione per essere colpevoli è che si creda alla realtà dell'azione magica compiuta; chi crea soltanto l'illusione ottica, dimostra con ciò di non dare importanza alla cosa, e quindi non è colpevole, tale comportamento è, però, comunque vietato.

I rischi della mistica

È un dato comune alle varie forme di mistica ebraica, fin dalle più lontane origini, la coscienza del fatto che l'uomo che si impegna nel cammino mistico si trova a percorrere una strada che lo porta in una dimensione conoscitiva più ampia, in cui apprende i segreti della creazione e matura il suo essere e le sue qualità intellettive.

Non tutti, evidentemente, sono in grado di affrontare questo itinerario.


Il gesto magico

Un inserto sui rapporti tra Torà e magia richiede qualche considerazione e precisazione introduttiva. Secondo l'Enciclopedia delle Religioni (vol. III, col. 1823) si definisce abitualmente la magia, come ogni pratica rituale che, in opposizione e in contrasto con la religione, se ne distingue per la sua efficacia automatica, per la sua destinazione utile e immediata, per l'attitudine a dominare o controllare la realtà; magia è anche l'atteggiamento mentale ideologico e spirituale che giustifica tali pratiche: «ideologia del dominio della realtà a fini utilitaristici» dove la potenza dell'uomo «si esplicita in azioni o parole automaticamente efficaci». L'essenza dell'atto-magico starebbe dunque nella sua automaticità, che prescinde dal rapporto con un piano superiore della realtà, nei confronti del quale, in un atteggiamento religioso, l'uomo si pone invece in un rapporto di dipendenza e di devozione. Dopo le prime schematiche e grossolane analisi, gli storici delle religioni hanno rilevato come non sia affatto possibile operare una distinzione tra religione e magia, nel senso che non si può parlare di un'età magica o di un livello magico come fase precisa e separata in uno sviluppo storico. In realtà l'atteggiamento magico coesiste con quello religioso in ogni cultura. Non è tanto l'atto rituale che nella sua forma può essere definito religioso o magico, quanto l'atteggiamento di chi lo compie: «la natura magica o religiosa di un atto e di un rito dipendono, più che dalla loro struttura, dall'intenzione e dall'orientamento mentale di chi vi ricorre».

Trasferendo questi concetti al mondo ebraico, se ne ricava una provocazione e uno stimolo alla riflessione che coinvolge sia l'interpretazione storica che la pratica religiosa quotidiana. Uno degli elementi distintivi e rivoluzionari della Bibbia è, accanto al rifiuto dell'idolatria o dei falsi dei, l'opposizione radicale a ogni forma di magia «ritualizzata» (la divinazione, l'interrogazione dei morti ecc.); ma dalle pagine della Bibbia e in particolare della letteratura profetica emerge anche l'invito fondamentale a non trasformare la vita religiosa in un esercizio formale e automatico, in «una cosa fatta per pura abitudine» (mitzwàt anashim melumma-, Isaia 29:13). Si tratta allora di verificare quanto di questo impegno sia rimasto intatto nei secoli successivi, e quanto oggi sia seguito. Gli articoli delle pagine che seguono condurranno il lettore in un rapido excursus, su argomenti che sono anche, e per tutt'altri motivi, estremamente attuali: siamo convinti che oltre ad un'utile informazione serviranno come riferimento per un dibattito stimolante sul significato attuale dell'esperienza religiosa ebraica.

R.D.S


«Non vi è divinazione in Giacobbe né magia in Israele»

La Torà e i profeti ricordano più volte la proibizione di far uso di qualsiasi tipo di magia. (Esodo 22°, 17 e Deuter. 18°, 10°; Michà 5°, 11). Israele viveva a contatto con popoli pagani che facevano largo uso della magia e la condannavano solo se «pericolosa».

La proibizione della magia era dovuta all'uso che ne facevano i pagani che presupponeva la possibilità di operare su forze che sarebbero state al di fuori del controllo divino, fatto questo in palese contrasto con i principi basilari della Torà stessa.

Tuttavia la Bibbia non nega che i maghi egiziani siano in grado di operare «prodigi» sarebbero però dovuti alle sole capacità dei maghi dotati di una sorta di scienza, assimilabili ad una delle forme della Kokhmà (sapienza) umana. Infatti i maghi stessi, quando non riescono più ad imitare le «magie» di Mosè, riconoscono che queste erano dovute al «dito di Dio» e non alla sapienza umana.

In realtà, le forme di «magia» di cui ad esempio faceva uso Mosè non hanno nulla a che fare con la «magia»: innanzi tutto perché più volte viene ribadito che è la volontà divina ad operare e in secondo luogo perché è sempre la preghiera dell'uomo a Dio a mettere in moto l'attuazione dell'atto «magico».

Un altro elemento che differenzia l'atteggiamento della Torà da quello del mondo pagano è la mancanza assoluta di ogni elemento mitologico. Le varie divinità non solo si servono di mezzi magici per perseguire i propri fini, ma si devono anche difendere dagli atti di magia che vengono usati contro di loro.

Il mago e le divinità dei pagani si trovano in definitiva nella stessa posizione di fronte alla magia: entrambi possono farne uso e subirne gli effetti. Nella Bibbia Dio non fa uso di magia, né le è sottoposto.

La Torà e i Profeti si ergono non solo contro la magia, ma anche contro l'uso improprio che il popolo fa dei precetti, contro l'idea che l'osservanza puramente tecnica dei precetti sia l'elemento sufficiente per «catturare» la benedizione divina. (Si legga in particolare Isaia 57-59, Haftarà per Yom Kippur).

Il mago viene sostituito dall'Ish ha Elohim (l'uomo inviato da Dio, il profeta) che, anche quando fa uso di mezzi eccezionali, sottolinea sempre la sua dipendenza da Dio. L'atto «magico» viene concepito come una Berija Khadàshà (un nuovo atto di creazione, Numeri 15°, 30) che Dio può operare in qualsiasi momento e che molto spesso ha la funzione di segno, prova dell'autenticità della profezia, quando questa non si propone di far deviare il popolo dalla Torà.

In tutti gli episodi in cui sembra si faccia uso della magia, un'analisi più attenta – mostra che è sempre lo «spirito del Signore» o la Sua «benedizione» o comunque un Suo intervento la vera fonte di ogni evento.

Anche la parola non ha una potenza magica: quando Mosè chiede a Dio il suo nome è solo per riferirlo al popolo di Israele; quando il Sacerdote dà la benedizione, la Torà sottolinea che non sono in realtà le parole ad avere la funzione automatica di benedire, ma è Dio stesso ad impartire la benedizione («Porranno il mio nome sui figli di Israele, ma Io li benedirò»; Numeri 6°, 22-27).

Un ultimo elemento che conferma che la magia è estranea allo spirito della Torà, è la totale assenza di leggi o regole che abbiano la funzione di difendere l'uomo da azioni magiche e da spiriti malefici. In tutto il mondo antico buona parte del culto aveva proprio questa funzione di difesa.

L'idea monoteistica non poteva evidentemente lasciare spazio al timore che forze demoniache potessero attaccare l'uomo: né Mosè né Aronne devono combattere contro il mago Bilàm, tanto è la certezza nella protezione divina. «Non vi è divinazione in Giacobbe, né magia in Israele» (Numeri 23°, 23).

S.B.


I miracoli nel pensiero dei maestri

Il concetto di onnipotenza divina esclude la possibilità che esista una forza magica in grado di influenzare le leggi naturali e le decisioni.di D-o. Questa idea era chiara per i nostri maestri. Un problema analogo si erano posti i greci, riguardo ai rapporti fra il destino e gli dei: se il destino ha una forza individuale, sulla quale gli dei nulla possono – che valore hanno gli dei? Se al, contrario, gli dei determinano il destino – che potere ha il destino come forza autonoma? Rabbì Nathan, uno dei maestri della Mishnà (II sec. e. V.) diceva: «Se anche si radunassero tutti i maghi del mondo, e cercassero di scambiare la notte con il giorno, non ci riuscirebbero» (Tanchumà, Korach 6).

L'opposizione alla magia segue la stessa linea indicata dalla Torà. Rabbì Shimon Ben Eleazar diceva: «Immoralità e magia hanno distrutto ogni cosa» (Mishnà, Sotà 9:13). E nella toseftà si afferma: «Da quando si moltiplicarono coloro che fanno uso di sortilegi per proteggersi contro il giudizio di D-o, venne al mondo l'ira divina, e la presenza di D-o si allontanò da Israele» (Sotà 14-3). Sul versetto del Deuteronomio (4:35): «Non c'è alcuno al di fuori di Lui», disse Rabbì Chaninà: «Persino, riguardo ad atti di magia», e Rashì spiega: «Negli atti di magia non c'è alcun potere di fronte alle Sue decisioni, perché non c'è potere all'infuori di Lui» (Talmud bab., Sanhedrin 67b).

D'altra parte, non era questa l'opinione comune in larghi strati del popolo. La magia era assai diffusa in tutto il mondo antico, in particolare in oriente, e c'era la tendenza a confondere la potenza che si manifestava negli atti di magia con la potenza divina. C'è tuttavia, riguardo al concetto di potenza, una chiara distinzione fra il filone profetico-biblico-ebraico e il filone magico-mistico del mondo ellenistico. La forza di D-o si manifesta, secondo la Bibbia, nella creazione del mondo, e nella conduzione storica del Suo popolo. La potenza, anche quando si manifesta, è sempre la forza di un D-o invisibile e incorporeo. Nel mondo ellenistico, invece, la potenza si rivela negli uomini e nelle cose, è una forza visibile e tangibile. Gli atti magici sono fenomeni legati all'essenza dell'idolatria. L'idolatria, nelle sue varie forme, crede nell'esistenza di sorgenti di forze al di fuori degli dei, poiché non riconosce un D-o che si pone al di sopra dell'esistenza, domina su tutto e la cui volontà è assoluta. La magia deriva dall'aspirazione a servirsi di queste forze esterne, e l'idolatria di fatto unisce l'uomo al dio nel bisogno dell'atto magico.

Il rito della vacca rossa

Quanto fosse accettata nel mondo antico l'esistenza della magia come qualcosa di scontato, si può apprendere dall'interessante racconto su Rabban Jochannan Ben Zaccai, riguardo alla «vacca rossa» (vedi Numeri 29): Un pagano domandò a Rabban Jochannan: «Queste cose che voi fate sembrano atti di magia! Prendete una vacca, la macellate, la bruciate, la riducete in polvere, poi ne prendete la cenere, e a quello di voi, che si sia reso impuro per aver toccato un morto, spruzzate addosso due o tre gocce di acqua con la cenere della vacca e gli dite: ora sei puro». Gli chiese allora R. Jochanna: «Non hai mai visto nessuno che fosse colto da un'improvvisa pazzia? E che gli fate in questi casi? Il pagano rispose: «Si prendono radici aromatiche, si bruciano e si fa salire il fumo sotto di lui, poi si versa dell'acqua e lo spirito della pazzia fugge via». Disse R. Jochannan: «E le tue orecchie non sentono ciò che la tua bocca dice? Nel nostro caso è lo spirito dell'impurità che fugge via!» Dopo che il pagano se ne andò, i discepoli chiesero al rabbino: «Maestro, lui lo hai mandato via con poco, ma a noi cosa rispondi?». Disse loro: «Per la vostra vita, vi assicuro che il morto non rende impuri, né l'acqua purifica; questa non è altro che una legge del Santo Benedetto, che così ha detto: una legge ho stabilito, e un decreto ho emanato, e a te non è lecito trasgredirli» (Pesiktà de-Rav Kahane, Parà; Bemidbar Rabbà 8).

Questo è un racconto stupendo. Il pagano vuole mostrare che anche nella Torà vi sono atti magici, come nel mondo circostante. Ma l'esorcismo, ossia lo scacciare uno spirito maligno che si sia impossessato di una persona, è per lui un dato di fatto da non mettere in dubbio. Quando R. Jochannan gli spiega che l'aspersione delle ceneri della vacca è simile a un esorcismo, il pagano se ne va soddisfatto della spiegazione. Ma ai suoi discepoli R. Jochannan rivela la sua vera idea, e afferma che il rito dell'aspersione delle ceneri della vacca non ha alcun significato al di là di quello di essere, appunto, un rito. Il morto rende impuri perché così è stabilito dalla normativa giuridica, ma questa impurità non ha alcun potere in quanto tale, né l'acqua che purifica ha poteri magici: è una mitzvà, è in virtù della mitzvà il morto rende impuri e l'acqua purifica.

C'è qui una totale sublimazione ed eliminazione dell'aspetto mitico dal rito della vacca rossa, e questo è solo un esempio di una legge che «non si è autorizzati a trasgredire».

Chi è mago?

Nella Mishnà il mago è così definito: «È mago, e quindi colpevole, colui che compie un'azione concretamente, non lo è l'illusionista, che fa solo finta di compierla» (Mishnà, Sanhedrin 7:11). La condizione per essere colpevoli è che si creda alla realtà dell'azione magica compiuta; chi crea soltanto l'illusione ottica, dimostra con ciò di non dare importanza alla cosa, e quindi non è colpevole (tale comportamento è, però, comunque vietato, come afferma il Maimonide nel Commento alla Mishnà e nel Mishnè Torà, Avodà zarà 11:15).

La diffusione della magia

Nonostante gli sforzi dei maestri del Talmud tesi ad ostacolare la penetrazione delle pratiche magiche,queste erano tuttavia diffuse in larghi strati del popolo, in particolare fr ale donne (Mishnà, Sanhedrin 6:4; Talmud bab., Berachoth 53a; Eruvin 64b e altrove). Vi sono testimonianze di pratiche magiche non solo fra le donne e gli uomini semplici, ma anche fra i sapienti, sia in Terra d'Israele che, ancor più , in Babilonia.

Un altro fatto che contribuì alla diffusione della magia era la mancanza di una distinzione precisa fra magia e scienza, in particolare per quanto riguarda la medicina. Così, molti atti, vietati in linea di principio perché in uso fr ai pagani, erano permessi se avevano poteri terapeutici. I maestri stessi usavano talvolta cure mediche di chiara connotazione magica.

In altre occasioni, usi assai diffusi nel popolo non venivano sradicati del tutto, ma si tendeva a dare loro un carattere religioso, più consono allo spirito ebraico, per quanto fosse chiaro che l'origine dell'uso era di tipo magico.

È detto nel Talmud: «Un albero i cui frutti cadano anzitempo, viene tinto di rosso e ricoperto di pietre. E ci si chiede: comprendiamo che l'albero vada ricoperto di pietre, affinché la malattia sia sconfitta, ma il tingerlo di rosso è forse una medicina? E si risponde: ciò si fa affinché la gente lo veda e invochi la misericordia del Signore» (Talmud bab., Shabbath 67a). È ovvio che il motivo originale della tintura dell'albero risiedeva nella credenza popolare nelle qualità magiche del colore rosso. Questo è un tipico esempio in cui gli aspetti magici di un uso vengono non eliminati, bensì trasformati in significati morali-religiosi.

Miracoli e magia

Un altro problema che si pone è la distinzione fra atti magici e miracoli.

La religione d'Israele, come tutte le religioni, prevede la possibilità di operare miracoli. Ma come distinguere fra i miracoli, che modificando l'ordine della natura mostrano la assoluta di D-o, e gli atti di magia, anch'essi apparentemente miracolosi?

La preghiera del profeta Elia sul monte Carmelo (1° Re 18^:37): Rispondimi, o Signore, rispondimi!» viene interpretata nel Talmud così: «Rispondimi facendo scendere il fuoco dal cielo, e rispondimi affinché non dicano che questo è un atto di magia» (Berachoth 6b).

Già nella Bibbia i miracoli vengono posti vicino ad atti di magia. Apparentemente sono simili, ma c'è una differenza chiara e fondamentale. In contrasto alle magie degli stregoni egiziani, i miracoli che Moshè compie derivano direttamente da D-o e dalla Sua volontà. È D-o che fa sì che il miracolo avvenga. Il criterio supremo per distinguere il miracolo dall'atto magico è uno solo: è miracolo quell'atto che viene dalla volontà di D-o.

I maestri del Talmud e del Midrash seguirono lo spirito della Torà anche riguardo a ciò. La gente semplice era interessata ovviamente solo al risultato di una data azione, senza chiedersi quale ne fosse la causa. I maestri,invece, volevano soprattutto sottolineare l'origine divina del miracolo.

il loro rapporto con i miracoli, senza i quali una religione non sarebbe concepibile, era pertanto ambivalente. Ciò è dimostrato in particolare nel noto racconto su Chonì.

Chonì, il tracciatore di circoli

Una volta a Chonì, il tracciatore di circoli, fu chiesto di pregare per la pioggia, ma la pioggia non discendeva. Tracciò allora un circolo per terra, vi si pose all'interno ed esclamò: «Signore dell'Universo! Giuro per il Tuo grande Nome che non mi muoverò di qui fino a che non avrai pietà dei Tuoi figli». La pioggia cominciò allora a cadere… Il maestro Shimon ben Shetach, però non apprezzò il comportamento di Chonì e gli mandò a dire: «Se non fossi stato tu, Chonì, a fare questa cosa, ti avrei scomunicato» (Mishnà, Taanith 3:8).

Non si può non vedere in queste parole di Shimon ben Shetach la manifestazione del dubbio che forse l'espressione pronunciata da Chonì («Io giuro per il Tuo Nome…»), gli atti che compì (il tracciare il circolo…) potessero essere travisati e interpretati in un modo non corrispondente al genuino spirito ebraico.

E.E. Urbach

(trad. e adatt. dall'ebraico da Chazal, Pirké emunoth ve-deoth, Gerusalemme, ed. Magnes, pp. 82-87)


Il cammino mistico è denso di rischi

È un dato di fatto che la tradizione mistica ebraica ha sempre avuto con la magia un rapporto molto stretto. Ma attenzione: riconoscere l'esistenza di questo rapporto non vuole dire però che mistica ebraica e magia siano la stessa cosa, o cose molto simili e che la magia sia la conseguenza naturale di un certo modo di avvicinarsi alla mistica. Tutt'altro, il rapporto c'è stato, ma sempre molto complesso e dinamico: difficile da capire, probabilmente, e per questo inevitabilmente equivoco. Ma non bisogna cadere nel facile errore di dare credito a un pregiudizio corrente,che identifica il cabalista con l'arcano operatore di pratiche occulte, che tenta di dominare la realtà con le sue forze. Sono concetti troppo schematici che abbiamo ereditato da diverse fonti: da una credenza «popolare» ebraica, nata in tempi in cui la mistica era patrimonio di pochi dotti, e che già in vita di questi dotti li circondava di un alone leggendario; dalla proiezione riflessa di queste credenze in ambito non ebraico, che ha accentuato e ulteriormente semplificato i termini, sia a livello popolare (si pensi a che cosa si intende per «cabala» nell'italiano comune di oggi), che a livello erudito, per le deformazioni a cui la dottrina mistica è stata sottoposta da parte dei suoi cultori cristiani dal rinascimento in avanti; e infine non si può non pensare alla propaganda denigratoria di cui la mistica è stata oggetto da parte dei razionalisti ebrei degli ultimi due secoli, e che ha forzatamente messo in evidenza gli aspetti più «negativi» e «deteriori» di un'ideologia così complessa.

Cerchiamo di capire allora quali sono i termini essenziali con cui si pone il problema e le ragioni del grave equivoco.

Alle origini sta l'ammissione dell'esistenza di una forma di potenza superiore il cui controllo sfugge all'uomo normale, ma che in qualche modo può essere conosciuta e sfruttata.

È un dato comune alle varie forme di mistica ebraica, fin dalle più lontane origini, la coscienza del fatto che l'uomo che si impegna nel cammino mistico si trova a percorrere una strada che lo porta in una dimensione conoscitiva più ampia, in cui apprende i segreti della creazione e matura il suo essere e le sue qualità intellettive. Non tutti, evidentemente, sono in grado di affrontare questo itinerario e di raggiungere il grado di conoscenza e di maturazione che esso si propone. Ma chi effettivamente riesce a superare la difficile disciplina e a salire questi gradini si trova nella coscienza di essere in una condizione di superiorità, con in mano le chiavi di una potenza nascosta agli altri uomini. Questa potenza è un corollario dell'ascesi, un attributo aggiunto e raggiunto necessariamente, ma non ricercato né da ricercare, per non stravolgere tutto il senso del cammino di conoscenza mistica: un cammino che deve essere finalizzato alla conoscenza, e non banalizzato dal desiderio di potenza materiale. Il cammino mistico è denso di rischi: e tra questi risaltano la preoccupazione di intraprenderlo per secondi fini, alla ricerca deviante di una potenza materiale; e per chi l'ha percorso fino in fondo e ha in mano le chiavi, la seduzione dell'uso della potenza. Per questo fin dalle origini e per molti secoli le porte della mistica sono state aperte a pochissimi eletti; e sono stati in molti i mistici che hanno ammonito a non riversare mai all'esterno della propria interiorità la carica di potenza raggiunta nell'esperienza estatica, pena la profanazione, la dissacrazione, la banalizzazione.

La storia del mito del Golem contiene proprio questi elementi: nei circoli del chassidismo tedesco medioevale rappresentava una pratica mistica con la quale recitando una combinazione di lettere e di nomi si arrivava a ripercorrere idealmente la strada della creazione mediante la parola, e a conoscerne i segreti; ma una volta raggiunto il culmine, le stesse combinazioni venivano recitate alla rovescia, per tornare in una condizione di normalità. L'esperienza si chiudeva in se stessa, non doveva proiettarsi nella materialità. Nella teorizzazione del chassidismo tedesco, il chassid rappresenta l'opposto del mago; quest'ultimo si vanta del suo potere, mentre il primo è docile e «può ottenere tutto ciò che vuole, perché non vuole nulla per se stesso» (Scholem, Le grandi correnti, p. 144).

Ma una cosa sono le idee e i principi, un'altra la realtà. È evidente che se si ammette la possibilità di raggiungere e controllare una potenza superiore, si rischia, come è effettivamente avvenuto, di fornire giustificazioni ideologiche e mezzi pratici per realizzare questo progetto. Mistica e magia camminano allora di pari passo, e solo grandi personalità con forte carica morale riescono a tenere ben distinti i due ambiti quando rischiano di confondersi: altrimenti avvengono le commistioni, in tutti i gradi di gravità. I maggiori mistici della storia esercitarono sempre un rigoroso autocontrollo sulle proprie facoltà, cercando di evitare le pratiche sospettabili come magiche, o di limitarne l'uso, e soprattutto la trasmissione a gruppi allargati; ma dovettero lottare contro una pressante richiesta popolare di interventi, misurarsi con una tradizione narrativa rigogliosa che spesso già mentre erano ancora in vita attribuiva loro interventi miracolosi.

Da molti secoli si usa distinguere tecnicamente tra due tipi di Qabbalàh, una detta ijunìt, teorica o speculativa, e l'altra ma'asìt, pratica. Quest'ultimo termine è stato variamente inteso, in passato anche per distinguere alcuni sistemi dottrinali da altri; a rigore indica l'evocazione dei nomi sacri, che rappresenta il modo più comune con il quale il cabbalista cerca di esprimere la sua forza; nell'accezione più diffusa la qabbalàh pratica è passata ad indicare tutta una serie di attività ed operazioni magiche che poco o nulla hanno a che fare con la grande costruzione teologica della mistica ebraica, e nelle quali si assiste al «massiccio crollo di valori filosofici» (Di Nola, Cabbala, p. 175.

In sostanza si tratta di una magia «bianca» che si serve di mezzi leciti e si propone scopi leciti: e quando si parla di liceità è tutto molto relativo, perché le avvertenze di limitarne l'uso a persone selezionate, a scopi interiori o tutt'alpiù a condizioni di grave emergenza, risultano nella pratica di secoli costantemente disattese. A parte questo esiste anche, per quanto soggetto a un severo giudizio dalla maggior parte degli autori, il rischio dello scivolamento nelle pratiche di magia «nera», quella che si propone di fare del male ed evoca forze demoniache. Alcuni aspetti della magia nera, ma soprattutto elementi di magia per interesse e potenza personale della più disparata origine sono entrati a far parte della pratica e della letteratura genericamente definibile come cabalistica, contribuendo ad alimentare, soprattutto nel mondo non ebraico, l'equivoca identificazione della qabbalàh con la a magia. I teorici della qabbalàh hanno comunque preso le distanze da tutti questi comportamenti, e hanno anzi elaborato complesse dottrine per spiegarne la natura: è notevole che non si nega la realtà neppure a questi fenomeni di magia nera, che vengono tuttavia relegati a una realtà negativa, impura e maledetta, contrapposta e speculare a quella pura dell'albero sefirotico divino. Prototipo di uomo potente nel negativo è il mago biblico Bil'am, la cui potenza non viene negata, ma giustificata dall'assunzione della massima impurità, dopo un iter di degenerazione ricercato con cura, in contrapposizione simbolica della strada verso la purificazione e la ascesi mistica; entrambe le strade conducono alla potenza, ma è evidente la necessità di una scelta morale in un senso o nell'altro opposto.

R.D.S.


Un miracolo può convincere?

Quando, il Faraone vi parlerò dicendo: «Fate per voi un prodigio» allora dirai ad Aronne: «Prendi il tuo bastone e gettalo dinanzi al Faraone diventerà un dragone (7:9)

Queste sono le istruzioni date a Mosè prima di presentarsi per la seconda volta davanti al Faraone. La prima, il loro colloquio non era stato accompagnato da segni né da prodigi. Erano andati dal Faraone «in nome del D-o d'Israele» e gli avevano espresso la loro richiesta: «Lascia andare il Mio popolo!». Alla replica blasfema del Faraone: «Non conosco il Signore, e non lascerò andare Israele» non ebbero niente da rispondere. Il Faraone ricambiò rendendo più dura la schiavitù. A questo punto, però, si presentarono nuovamente i messi del Signore, accompagnati ora da un segno prodigioso.

Furono però avvertiti di non rendere manifesta la potenza di D-o e di non compiere i prodigi se il Faraone stesso non lo avesse richiesto. Alshikh sottolinea che D-o aveva detto:

Non siate voi a proporlo perché non si pensi che avete tramato una congiura, ma aspettate che sia il Faraone a dirvi «Fate un prodigio».

Ma Abravanel domanda:

Perché mai il Faraone avrebbe dovuto fare una simile domanda? Non aveva certo voglia né di ascoltare le loro richieste né di vedere i loro prodigi, come già aveva detto durante il primo incontro (v. 4) «Tornatevene alle vostre fatiche». Come si spiega dunque che D-o dica che il Faraone avrebbe chiesto loro un prodigio, quasi questo fosse il suo desiderio?

C'è una difficoltà ancora più seria. Ahaz, il Re di Giuda, aveva rifiutato sdegnosamente l'offerta del profeta Isaia di un segno per confermare la promessa di D-o, ecco come il Midrash motiva il rifiuto:

Isaia gli disse: «Chiedi per te un segno dal Signore tuo D-o, chiedilo o dalle profondità (cioè che faccia rivivere i morti) o lassù in alto (cioè che Elia scenda dal cielo»). Gli rispose: So che ha il potere di farlo, ma non voglio che tramite me sia santificato il Nome del Cielo, come è scritto: «Non lo chiederò e non voglio tentare il Signore». (7:11-12)

(Tanhuma Yashan, Vaieze 92)

Se la pensava così Ahaz, tanto più il Faraone!

Avrebbe forse desiderato che fosse santificato il Nome del Cielo e che il Suo potere fosse reso manifesto con segni prodigiosi davanti a tutti i saggi e i maghi?

È più ragionevole accettare l'opinione di chi afferma che il Faraone era sicuro che questi due vecchi di origine straniera non sarebbero stati capaci di compiere un segno, e che proprio per questo lui ne avrebbe richiesto uno. Pensiamo infatti a quanto successe nel periodo tra il primo e il secondo colloquio (v. 1-4): un aggravamento della schiavitù che spinse gli ispettori dei Figli d'Israele, che vedevano i loro fratelli in brutte condizioni, a correre dal Faraone a intercedere per sé e per i loro fratelli. Ma, non ottenendo nulla con le suppliche, si svolsero contro Mosè e Aronne, addossando su di loro, invece che sul Faraone, la responsabilità di tutte le loro disgrazie. Erano stati loro ad avere infastidito il Faraone, ad aver fatto precipitare il presidio del popolo e ad aver causato l'aggravarsi delle loro sofferenze. Il Faraone aveva così raggiunto il suo scopo. La maggior durezza delle persecuzioni non aveva aumentato l'odio nei suoi confronti, ma aveva acceso nelle masse la sfiducia ed anche il risentimento nei confronti dei loro capi. Quello che restava da fare era svergognare in pubblico i due leaders, mostrando la loro impotenza, questi potevano essere isolati, essere messi alla berlina non solo dai machi e dai saggi, ma anche dal loro stesso popolo. Perciò il Faraone avrebbe detto: «Fate per voi un prodigio» (e non, come avrebbe dovuto dire, per me), perché lui non aveva bisogno di prodigi. Sapeva fin dall'inizio che questi inviati non avevano alcun potere, ma disse loro: se volete farci i vostri poteri, fate un prodigio per voi e poi vedremo!

Dato che questo segno prodigioso era indirizzato al Faraone, oltre che a confermare l'autenticità della missione e degli inviati, al Faraone non fu accordato lo stesso segno che era stato dato al popolo d'Israele. A Mosè era stato affidato un segno da fare agli Israeliti:

«Gettalo al suolo!»

Lo gettò al suolo e si trasformò in un serpente.

Quello per il Faraone era:

Lo gettò dinanzi al Faraone e si trasformò in un dragone.

Questa differenza è stata notata in modo piuttosto vago dal Cassuto nel suo commento sull'Esodo.

Al posto del serpente, adatto al deserto, che era la forma in cui il segno era stato trasmesso a Mosè, ecco il dragone o coccodrillo, adattissimo all'ambiente egiziano.

Ma Cassuto non ha notato la frecciata contenuta in questo passaggio dal serpente al coccodrillo, come viene sottolineata dal Midrash:

Il Santo Benedetto disse: Questo malvagio è gonfio d'orgoglio e si fa chiamare dragone, come è scritto (Ezech. 29-3) «Il dragone sdraiato in mezzo ai suoi fiumi». Va' a dirgli: Guarda questo bastone, è un legno secco ma si trasforma in un e si anima di uno spirito vitale, ora ingoia gli altri bastoni, ma poi tornerà a essere un legno secco. Così sei tu: ti ho creato da una goccia putrida, ti ho dato un impero e ti sei inorgoglito dicendo (ibid.): «Il mio fiume è tutto mio, me lo sono fatto io», ecco, ti trasformerò nel caos primordiale. Hai ingoiato i bastoni delle tribù d'Israele, ma ti toglierò dalla bocca tutto ciò che hai inghiottito.

Fu fatto ciò che D-o aveva ordinato:

Mosè e Aronne andarono dal Faraone e fecero così come D-o aveva ordinato.

Aronne gettò il bastone dinanzi al Faraone e alla sua corte e si trasformò in un dragone.

Come succede spesso, la Torà evita ripetizioni faticose se queste non sono necessarie. La replica di Faraone: «Fate per voi un prodigio» è omessa e tutto l'episodio è condensato in un unico versetto. I Maestri commentano:

«Fecero così come aveva ordinato» cioè non fecero niente finché ili Faraone non richiese loro un prodigio, come aveva detto il Santo Benedetto. Solo in quel momento «Aronne gettò il suo bastone».

Nell'Or-Hahaim questa stessa cosa è dedotta da una ripetizione non necessaria:

La ripetizione «così» e «come il Signore aveva ordinato» (bastava una sola delle due) prova due cose: a) che fecero esattamente quello che era stato loro ordinato, b) che non lo fecero finché il Faraone non lo richiese come D-o aveva prescritto.

Ciononostante, notiamo che il prodigio, come pure il suo significato simbolico del rovesciamento dell'Egitto, non fecero effetto sul Faraone. Perché? Il Midrash dà una risposta che spiega come il Faraone eviti la logica del prodigio e si crei una visione razionalista di comodo tale da dissipare la paura e qualsiasi effetto del segno:

«E il Faraone chiamò i saggi e i maghi». A quel punto il Faraone prese a deriderli e a chiocciare come una gallina dicendo: questi sono i segni del vostro D-o?/ In genere i mercanti portano la merce dove ce n'è bisogno, si porta forse il pesce ad Acco? (1) non sapete che in fatto di magia sono un campione?! Mandò subito a chiamare dei bambini dalla scuola e anche loro fecero lo stesso. Poi chiamò la moglie e lo fece anche lei. Johai e Mamre (due maghi) dissero: Vuoi portare la paglia ad Afaraim?! (1)

(Shemot Rabbà 9,4)

Questo ci fa capire che un segno prodigioso può far colpo solo su chi è psicologicamente pronto a essere convinto. Perfino Elia, che nel suo zelo per il Signore ricorse al miracolo come mezzo di persuasione, capì quanto effimero fu il suo effetto. Forse che il Faraone non sapeva di come tutte le magie dell'Egitto fossero fondate sull'illusione? Solo nel seguito del racconto vedremo cosa riuscirà a colpire l'ostinazione del Faraone…

(tratto da Nehama Leibowitz, Studies in Shemot, WZO, Jerusalem, 1981. Traduzione dall'inglese di Jacopo Treves).

(1) Per corrispondenti italiani del modo di dire cfr. Ariosto: «portar vasi a Samo, nottole a Atene e coccodrilli a Egitto».


Tre parole chiave

Dibbuq

Fin dalle più antiche origini la cultura ebraica ammette la possibilità che uno «spirito» estraneo entri in una persona e ne condizioni in qualche modo il comportamento. Nella forma più evoluta dell'ideologia che discute questi fenomeni si distingue tra diverse forme di movimenti di anime e di possessione spiritica: si parla di ghilgùl, letteralmente rotazione, per indicare la metempsicosi e la trasmigrazione dell'anima, che generalmente si verifica alla nascita di un nuovo essere; di 'ibbùr, letteralmente gravidanza e impregnazione, per indicare la presenza temporanea di un'anima in un altro individuo; potrebbe essere di ogni tipo, buona o cattiva, e di solito, se non espressamente indicato, si tratta di una presenza espressamente indicato, si tratta di una presenza benefica, giustificata dalla necessità di compiere alcune azioni particolarmente importanti. Se invece l'ospite è lo spirito di un malvagio, e induce la persona che lo accoglie a comportamenti irregolari e negativi, si parla di 'ibbùr maligno, o più specificamente di dibbùq, forma abbreviata dell'espressione dibbùq me-ruach ra'àh, «attacco di uno spirito maligno»; dibbùq, è letteralmente l'atto di attaccarsi, l'adesione; successivamente si intende per dibbùq lo spirito stesso che si è attaccato. Nella accezione più larga, e soprattutto nelle fasi più antiche di questa concezione l'uomo può essere aggredito non soltanto dall'anima di un defunto, ma anche da un'entità demoniaca.

La tradizione ammette che sia possibile liberare il posseduto dalla fastidiosa presenza, e ha indicato in prescrizioni e narrazioni dettagliate le modalità per eseguire gli esorcismi. L'inquadramento organico del problema fu completo solo a partire dalla seconda metà del XVI secolo, sotto l'influsso della nuova mistica lurianica. Da questo momento il fenomeno della possessione si estese a macchia d'olio nel mondo ebraico e nacque un'ampia letteratura di episodi di possessione ed esorcismi; anche l'interpretazione del fenomeno subì profonde trasformazioni; in precedenza il problema non era ignorato, ma non costituiva una presenza così rilevante.

Nel mondo chassidico e in generale nei gruppi ebraici più sensibili agli influssi mistici, casi di dibbùq sono continuati ad esistere nel secolo scorso, e nei primi decenni di questo secolo (mentre il successo del Dibbuk, un'opera teatrale di Anski, contribuiva a diffondere la conoscenza di queste idee); seppure molto più rari, alcuni continuano anche fino ad oggi. Il progressivo calo è dovuto a diversi fattori sociali e culturali, come il mutamento di cultura indotto dal trasferimento in massa in paesi occidentali, la pressione culturale dell'illuminismo ebraico e l'impatto, anche nei settori più ortodossi, del progresso delle conoscenze mediche e psichiatriche.

Golem

Il termine golem compare per la prima volta nella Bibbia, al verso 16 del Salmo 138, dove indica soltanto una massa senza forma. Da allora passarono molti secoli, e furono necessarie molte elaborazioni dottrinali e mitiche per arrivare al significato attuale e più comune del termine, che è quello di una creatura creata artificialmente per mezzo di atti magici.

L'idea che sta alla base di questo complicato sviluppo storico è quella della creazione dell'uomo dalla terra. Adamo, secondo il racconto biblico, e come il nome stesso in ebraico suggerisce (ma si pensi anche al latino homo-humus), fu creato dalla terra. I rabbini spiegarono poi che all'inizio della sua creazione Adamo era appunto un golem, una massa informe, a cui venne data forma e quindi uno spirito vitale da Dio.

Negli ambienti mistici dell'ebraismo, fin dal II-III secolo dell'era volgare, si pose il problema della possibilità dell'uomo di imitare la peculiare capacità divina di dar vita alla materia informa: la risposta fu che uomini eccezionali potevano riuscirci. Di qui lo sviluppo di una lunga tradizione mistica, particolarmente sviluppata nella Germania del XII e XIII secolo; qui si compivano dei riti estatici intorno a un mucchio informe di terra, pronunciando parole e combinazioni segrete, ma a quanto pare al solo scopo di imitare l'esperienza mistica della creazione.

Queste pratiche però divennero contemporaneamente oggetto di mitizzazioni popolari, per cui si immaginò di maestri che davano vita a dei golem, e se ne servivano, almeno a tempo determinato, o almeno finché queste creature – che ormai vive continuavano a crescere – non diventavano pericolose. Bastava allora togliere dalla fronte del golem la prima lettera della scritta emèt (verità), perché questi divenisse met, morto. La leggenda più nota si riferisce a Rabbi Loew di Praga, della seconda metà del XVI secolo, ma non ha alcun fondamento storico.

Dalla leggenda popolare si passò alla letteratura, dove il motivo ebbe, specialmente in questo secolo, straordinario sviluppo. Anche perché il motivo della massa informe che acquistava vita si prestava a varie e differenti interpretazioni simboliche: dalla sofferenza del popolo ebraico in attesa di redenzione, fino alla lotta per la liberazione della classe operaia.

Lilith

Strana carriera quella di Lilith, un demone femminile, da persecutrice di partorienti in Babilonia, a simbolo di alcuni movimenti femministi attuali. La tradizione ebraica parla di Lilith per secoli, ma il tema non è ebraico in origine, e nel corso della storia è stato condiviso e ritrasmesso in varie direzioni con diverse culture circostanti. La Bibbia parla di Lilith una sola volta, in Isaia 34:14, insieme ad animali feroci e spiriti devastanti. È una citazione che attinge a una tradizione mitologica diffusa nell'area del vicino oriente, e che probabilmente risale già ai sumeri. Se questa è l'origine, non c'è rapporto del nome con l'ebraico laila, notte. La letteratura talmudica e midrashica parla spesso di Lilith, dando frammenti mitologici differenti; secondo un filone più consistente Lilith sarebbe stata moglie di Adamo; la notizia si articola in vario modo; secondo una fonte fu moglie di Adamo per 130 anni, quando questi si separò da Eva, e quindi madre di demoni che riempirono il mondo; in un'altra fonte Lilith fu invece la prima moglie di Adamo, che fu creata insieme a lui e pretese l'assoluta uguaglianza, disputando sui modi del rapporto sessuale; qui il mito si arricchisce di notizie di altra fonte, per cui Lilith diviene un'entità minacciosa per le partorienti e un rischio per i neonati. La prima parte del mito è ora recuperata come simbolo della lotta femminista per la parità; la seconda parte del mito ha avuto una storia più intensa. Probabilmente l'idea dell'attacco alla puerpera e al neonato riflette, davanti alla realtà drammatica della mortalità puerperale e neonatale, l'interpretazione magico-simbolica di una situazione di invidia e di malocchio, e la contrapposizione tra un modello di sessualità finalizzato alla procreazione e un modello puramente edonistico. Una tradizione consolidata da molti secoli, e fino a poco fa diffusa anche in Italia, ha stabilito come forma di difesa l'affissione nella stanza della puerpera e del neonato di «bollettini», quadretti con formule protettive contro Lilith; probabilmente anche la Mishmarà, la veglia di studio alla vigilia della circoncisione, ha origine dalla medesima preoccupazione.

Nella tradizione mistica i motivi originari sono stati ulteriormente elaborati e Lilith è diventata la moglie di Samael, la regina delle forze del male, l'antitesi della Shekhinà; sono state distinte diverse Lilith, ed è stata sostenuta l'identificazione con il personaggio biblico della regina di Saba.

Ma di Lilith, Samael, e l'opposto dell'Albero della Vita, l'Albero della Morte, parleremo un'altra volta...per ora vi basti sapere che ogni cosa ha il suo rovescio...
 




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9 ottobre 2005


Ci sentiamo soli perchè la nostra Anima anela a ricongiungersi col Signore.
Passando per l'Isola dei Morti....




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9 ottobre 2005


Ci sentiamo soli perchè sappiamo che non esiste solo questo mondo fisico.
Ci sentiamo soli perchè sappiamo cosa c'è nei piani sottili.
Ma non lo ricordiamo. 


Nessun uomo può rivelarvi nulla, se non quello che già sonnecchia  nell’alba della vostra conoscenza.

Il  maestro che cammina all’ombra del tempio tra i suoi discepoli non offre il suo sapere ma piuttosto la sua fede ed il suo amore.

Se ora egli è saggio non vi inviterà ad entrare nella dimora del suo sapere, ma vi guiderà piuttosto verso la soglia della vostra mente., poiché la visione di un uomo non presta le proprie ali ad un altro uomo.

Ognuno deve percorrere la sua via e deve essere artefice del proprio destino.

Una guida può indicare le vie possibili: ognuno sceglierà quale percorrere. 


Una guida può aiutarvi a ricordare. E a non sentirvi più soli.
   




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9 ottobre 2005



 

Per Qabbalah si intende definire il patrimonio dell’esoterismo e del misticismo giudaico. L’Albero della Vita è la struttura più importante nella dottrina cabalistica.
Esso rappresenta la via che unisce il creato col Creatore: la sua base poggia sulla terra e la sua cima tocca il cielo.


L'albero della Vita, con le sue dieci Sefire (o Sephirot) rappresenta il ponte tra noi e Dio.
Tra noi, che stiamo nella Sefira più bassa, Malkut, e Dio, che sta nella Sefira più alta, ci sono dieci "mondi".
L'Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabalà. È un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate SEFIROT, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro (vedi disegno).

Il pilastro centrale si estende al di sopra e al di sotto degli altri due. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’Interno della Divinità. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. Le Sefirot sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza. Osservando la figura, noterete che le dieci Sefirot sono collegate da ventidue canali, tre orizzontali, sette verticali e dodici diagonali. Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere dell’Alef Beit ebraico.

L'Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l'intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela: l'unità del "grembo del Creatore", secondo una famosa espressione cabalistica. L"'Albero della Vita" è la "scala di Giacobbe" (vedi Genesi 28), la cui base è appoggiata sulla terra, e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.

Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nei campi di Luce divina che circondano la creazione. Tale nutrimento scorre e discende lungo la serie dei canali e delle Sefirot, assottigliandosi e suddividendosi, fino a raggiungere le creature, che ne hanno bisogno per sostenersi in vita. Lungo l'Albero della Vita salgono infine le preghiere e i pensieri di coloro che cercano Dio, e che desiderano esplorare reami sempre più vasti e perfetti dell'Essere.

I tre pilastri dell'Albero della Vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacità di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male. I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d’opposti presenti nella creazione.

L'insegnamento principale contenuto nella dottrina cabalistica dell'Albero della Vita è quello dell'integrazione delle componenti maschile e femminile, da effettuarsi sia all'interno della consapevolezza umana che nelle relazioni di coppia. Spiegano i cabalisti che il motivo principale per cui Adamo ed Eva si lasciarono ingannare dal serpente fu il fatto che il loro rapporto non era ancora perfetto. Il peccato d’Adamo consisté nell'aver voluto conoscere in profondità la dualità senza aver prima fatto esperienza sufficiente dello stato d’unità Divina, e senza aver portato tale unità all'interno della sua relazione con Eva. Il serpente s’insinuò nella frattura tra i due primi compagni della storia umana, e vi pose il suo veleno mortale.

Dopo il peccato, l'Albero della Vita fu nascosto, per impedire che Adamo, con il male che aveva ormai assorbito, avesse accesso al segreto della vita eterna e, così facendo, rendesse assoluto il principio del male. Adamo ha dovuto far esperienza della morte e della distruzione, poiché lui stesso aveva così scelto. Tramite tali esperienze negative, il suo essere malato si sarebbe potuto liberare dal veleno del serpente, per ridiventare la creatura eterna che Dio aveva concepito. Analogamente, tutte le esperienze tragiche e dolorose, che purtroppo possono succedere durante la vita umana (Dio ci preservi da ciò), sono tuttavia occasioni preziose per rendersi conto della distanza frappostasi tra lo stato ideale, del quale conserviamo una memoria nel super-conscio, e lo stato attuale. Esiste però una via più facile, più piacevole, la quale, pur non eliminando completamente l'amaro della medicina, ci permette già da adesso di assaggiare la gioia e perfezione contenuta nell'Albero della Vita, in misura variabile secondo le capacità di ognuno. Essa consiste nello studio della sapienza esoterica: la Cabalà.

Dopo aver perso lo stato paradisiaco del Giardino dell'Eden, l'umanità non ha più accesso diretto all'Albero della Vita, che rimane l'unica vera risposta ai bisogni d’infinità, di gioia e d’eternità che ci portiamo dentro. Come dice la Bibbia, la via che conduce all'Albero è guardata da una coppia di Cherubini, due Angeli armati di una spada fiammeggiante. Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile. Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l'uno un volto maschile e l'altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell'esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza. Con il graduale ravvicinamento e riunificazione di tali principi, questi angeli cessano di essere i "Guardiani della soglia", il cui compito consiste nell'allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell'Eden. La loro stessa presenza serve da indicazione e da punto di riferimento per quanti stanno cercando di ritornare a Casa.

Non si tratta però di un lavoro facile. I due Cherubini hanno in mano una spada fiammeggiante a doppio taglio. Tra le molte altre cose, essa simboleggia a distruzione dei due Tempi di Gerusalemme. L'esilio del popolo ebraico è la continuazione dell'esilio d’Adamo. Ognuno di noi, nella vita, deve confrontarsi con questa doppia distruzione, con una doppia caduta (fisica e spirituale, morale e umana), con un doppio nascondersi di Dio. Dice un verso del Deuteronomio (31,18):

"poiché in quel giorno nasconderò doppiamente il Mio volto".

Si tratta di una doppia crisi, sia a livello di vita pratica che di fede interiore, un'iniziazione, attraverso cui dobbiamo passare se vogliamo il merito di ritrovare la strada. Se, dopo l’esperienza ripetuta della sofferenza e dell'esilio, la nostra fede rimane intatta, e il nostro desiderio di Dio e della verità rimane incrollabile, allora ci viene mostrato l'Albero della Vita. Analogamente, subito dopo la distruzione del secondo Tempio, lo Zohar (Libro dello Splendore) fu rivelato al mondo, e con esso venne data la descrizione dell'Albero della Vita. La strada era ritrovata, la via si era riaperta per tutti i ricercatori di Dio nella verità.

Le spade dei Cherubini si trasformano in due coppie di ali incrociate in alto, e insieme definiscono l'arco posto al di sopra del portale d'entrata al giardino dell'Eden: la Cinquantesima Porta della Conoscenza, "la Porta del Signore, attraverso la quale vengono i giusti". Essi diventano così i Cherubini che sovrastavano l'Arca dell'Alleanza, l'uno con un volto maschile, l'altro col volto femminile.

Come detto, l’Albero della Vita è il progetto seguito da Dio per creare il mondo. Le Sefirot sono l'origine d’interi settori dell'esistenza, sia nel mondo fisico sia in quello psicologico, come pure in quello spirituale.

Un esempio di ciò, nel mondo fisico, ci viene dalla struttura stessa del sistema solare. Al suo centro c'è il Sole, che rappresenta la Sefirà chiamata Keter o "Corona", la più alta dell'Albero, dalla quale proviene la luce che riempie e vitalizza tutte le altre. I nove pianeti che gli girano intorno rappresentano le altre nove Sefirot, secondo una semplice corrispondenza lineare, da Mercurio - Chokhmà a Plutone - Malkhut. Nello studiare le caratteristiche di ciascuna di esse è possibile vedere emergere un’inequivocabile similitudine con i tratti astronomici e astrologici posseduti dal pianeta corrispondente. Si noti come la struttura dell'Albero già contenesse posto per i tre pianeti più lontani dal Sole, scoperti solo di recente. Nel caso in cui la scienza rivelasse l'esistenza di un altro pianeta, come alcuni calcoli e ricerche fanno ritenere probabile, esso si collocherà al posto dell'undicesima Sefirà, chiamata Da'at o "Conoscenza", una misteriosa Sefirà che pur avendo un ruolo importantissimo nell'Albero non è tuttavia contata solitamente insieme con le altre.

Nel piano psicologico, le dieci Sefirot sono dieci stati della psiche umana. Il più alto, la Corona, è la condizione, peraltro raramente sperimentata, di totale trasfigurazione nel trascendente. Vi sono poi due tipi diversi di conoscenza intellettuale, corrispondenti alla percezione separata dei due emisferi cerebrali: la prima più artistica e intuitiva, la seconda più logica e razionale. Basterebbe questo dato a confermare l'estrema modernità e scientificità della Cabalà. Altre forme di misticismo prestano più il fianco alle critiche dei razionalisti e degli scettici, che le accusano d’essere vaghe, confuse e arcaiche, frutto d’esperienze e visioni soggettive, in ogni modo contrarie alle verità scientifiche. La Cabalà ha invece anticipato di secoli alcune tra le più importanti scoperte della scienza. Ad esempio, lo Zohar prima, e la dottrina sviluppata dall'Arizal dopo, contengono un'accurata descrizione dei due modi separati di conoscenza presenti nel cervello umano, identificati esattamente l'uno con il cervello destro e l'altro con quello sinistro.

Dopo le prime tre Sefirot vi sono sei stati emotivi della psiche, tre più intimi e tre più rivelati, più vicini all'esperienza fisica. Tutti e sei sono generati dall'opposizione fondamentale tra Chesed (Amore) e Ghevurà (Forza), comprensibili anche come attrazione e repulsione. Infine l'ultima Sefirà, Malkhut (Regno), corrisponde ad uno stato psicologico rivolto soprattutto alle contingenze del mondo fisico e alle sue necessità.

Nel piano più spirituale le dieci Sefirot diventano le "Dieci Potenze dell'Anima", dieci luci o sorgenti d’energia, che aiutano costantemente la crescita di coloro che sanno connettersi con esse, nel loro cammino di ritorno all'Albero della Vita.

Lungo l'Albero della Vita gli Angeli salgono e scendono in continuazione, come pure le coscienze degli esseri umani che sanno connettersi con l’Albero. 

La Qabbalah può aiutare a sviluppare le facoltà potenziali che ciascuno possiede.


 



  




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7 ottobre 2005


E' l'arte di produrre cambiamenti nel mondo fisico.

Bianca, Rossa, Nera: si è detto di tutto.

Dirò solo che il confine tra questi colori in Magia è molto labile: basta inserire nei Rituali una Chiamata a Qualche Demone, o Spirito Elementale, in mezzo a tanti Arcangeli, Serafini e Troni, e il gioco è fatto..

La Magia Bianca altro non è che LA PREGHIERA a chi stà lassù..nei Piani Superiori.
Molti Cattolici non lo sanno, ma fanno Magia Bianca anche loro, e quando partecipano alla Santa Messa  fanno un Rituale. 
Molti sono gli elementi nella Santa Messa comuni ad un Rituale: l'Incenso, che funge da veicolo tra il Microcosmo ed il Macrocosmo, il luogo consacrato come un Athanor, o Tempio Personale, perchè, se la Comunione deve essere benedetta, Qualcuno da lassù deve scendere da noi....e quindi il luogo ove Lui scende deve essere pulito...

La Magia Nera è una RICHIESTA (non uso il termine PREGHIERA, riservandolo a chi lo merita..) ai Piani Inferiori, che altro non aspettano che le nostre richieste, per esaudirle e poi...mettercele in conto, facendoci pagare con Karma e Anima.

La Magia Rossa è un ibrido tra i due...rivolta ad esaudire desideri amorosi...non è oggetto di questo blog. Sappiate solo che l'Amore ottenuto con la Magia Rossa ha un termine...e un prezzo anch'esso. Perchè si obbliga qualcun altro ad amarci.

In pratica, noi facciamo della Magia Bianca quando PREGHIAMO, quando facciamo un Rituale di Invocazione, quando MEDITIAMO.

Tutto quello che ci purifica da questo mondo terreno e quotidiano e che ci avvicina alla nostra parte Spirituale....possiamo chiamarla  MAGIA. 

Ci sono diverse correnti di pensiero: nel corso dei secoli, da sempre, si sono differenziate le correnti esoteriche Occidentali da quelle Orientali. Questo perchè la struttura psico-fisica dell'uomo occidentale, influenzata ovviamente anche dall'ambiente storico-geografico, è diversa da quella dell'uomo orientale. 

Ecco che quindi in Occidente, la maggior parte delle correnti e scuole Iniziatiche esoteriche poggia sulla CABALA, la parte mistica della religione ebraica.    
    
Quasi tutte le correnti e scuole Occidentali, quali la Massoneria, la Golden Dawn, studiano e praticano la Cabala.

Tralasciamo in questa sede gli aspetti politici, criminologici anche, delle suddette correnti: da sempre il potere, in mano alle persone sbagliate, ha portato cattivi frutti.

Ad un cattivo non serve che gli insegniate Cabala: è sufficiente che gli diate un coltello in mano.

Sappiano, però, che tutto ciò che di negativo creano e fanno....gli tornerà indietro.
Anche se protetti.
E' solo questione di tempo...o di vita. In questa o in un'altra.

       




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